Uscita “antiruggine” – Tana libera tutti! (06 marzo 2021)

Nel Mendrisiotto vi era un posto conosciuto come La Tana, una terra agricola sinuosamente incisa dalle acque del Laveggio. Fiume questo che fu imbrigliato per molteplici usi: la sua forza azionava le ruote di una segheria, ed il suo calore proteggeva i prati dal gelo, garantendo così maggiori tagli di foraggio.

            Nel corso dei decenni, il ruolo agricolo di questa regione perse gradatamente d’interesse, mentre cresceva invece lo spazio cementificato delle aree adiacenti. Ne è un esempio la prima grande cicatrice dell’A2 negli anni ‘70. Dagli anni ’90 ulteriori tracciati apparvero sul territorio, tra cui la più importante A24. La Tana divenne così un lembo verde lacerato, ma superstite e testimone di uno sviluppo economico che segnò il nostro Cantone. Il Laveggio, ormai quasi un fastidio, scorreva ora incanalato in stretti muri verticali. Ma per fortuna i tempi sono cambiati e finalmente si inizia ad invertire la rotta!

È in quest’ottica che un gruppo di botanici appassionati si è ritrovato in una fredda e uggiosa giornata di marzo ad ascoltare di come alla Tana sia stata ridata un po’ di quell’importanza che le spetta. Strano a dirsi, ma proprio grazie ai lavori del nuovo svincolo autostradale, (cantiere durato quasi 10 anni, dal 2012 al 2019), si è colta l’occasione di rinaturare questo piccolo, ma prezioso appezzamento. Christian Benetollo, che ha avuto il ruolo di accompagnatore ambientale, ha raccontato dei numerosi e fondamentali interventi che sono stati progettati e poi realizzati per ridare armonia e vita a quest’area.

Dapprima spiegando di come il Laveggio sia stato sbrigliato, restituendogli una parvenza di normalità e permettendogli nuovamente di disegnare a suo piacimento il territorio erodendo di qua, depositando di là, per la gioia della fauna ittica. Sono poi state create aree inondabili per contenere le bizze del fiume e parallelamente si è andato a rivalorizzare il bosco alluvionale. Sono state piantumate querce, farnie, olmi ed è possibile osservare specie meso-igrofile come Carex pendula, Corydalis cava e Symphytum tuberosum, mentre Potamogeton fluitans e Lemna minuta affiorano negli specchi d’acqua. Nelle aree più soleggiate, ritroviamo per contro i ciliegi, gli aceri e i carpini, agghindati dal giallo delle Anthyllis a far da cornice ad un’avanguardistica area di biodepurazione delle acque autostradali: l’acqua, dopo essere stata raccolta in una grande vasca sotterranea per una prima separazione da materiali inquinanti, vien fatta percolare tra le radici di Phragmites australis subsp. humilis prima di rientrare tra le acque del Laveggio.

            Sono tanti e variati anche gli arbusti piantumati (p.es., Lonicera, Viburnum, Berberis) che tra qualche anno creeranno delle siepi naturali, così importanti per l’ambiente circostante. La prova della validità di questi interventi si è già potuta osservare nell’arrivo di qualche specie molto poco frequente, come Dipsacus fullonum che qui sembra aver trovato un ambiente ideale. Pesci, uccelli, piccoli mammiferi, hanno già iniziato a riappropriarsi del luogo, che attirerà sicuramente anche i botanici desiderosi di osservare l’evoluzione di questo piccolo territorio e le sorprese floristiche che certamente riserverà!

Testo: Alessio Maccagni, Silvana Soldini

Foto: Antonella Borsari.

Corydalis cava (L.) Schweigg. & Körte

Corydalis cava (L.) Schweigg. & Körte