Nel primo fine settimana di giugno si è svolto un evento di due giorni dedicato all’approfondimento e all’osservazione di due tra le famiglie più affascinanti del regno vegetale: Cyperaceae e Juncaceae. Sotto la guida di Gilberto Parolo, grande esperto di Poaceae ma appassionato conoscitore anche delle altre famiglie, siamo stati introdotti alle principali caratteristiche e peculiarità di questi gruppi. Le Cyperaceae si rivelano piante straordinariamente adattate ad ambienti umidi e poveri di nutrienti, come paludi e torbiere, dove riescono a prosperare grazie a diversi adattamenti funzionali: la presenza di parenchimi aeriferi che facilitano il trasporto di ossigeno fino alle radici, e l’ossidazione della rizosfera, che contribuisce a migliorare la disponibilità dei nutrienti. A questi si aggiungono un’elevata tolleranza a condizioni difficili, come la presenza di alluminio nei suoli acidi, e una strategia di crescita lenta ma estremamente efficiente e conservativa.
La prima attività ha avuto luogo la sera di venerdì 5 giugno, quando un gruppo di dodici soci si è riunito per un breve corso teorico presso la Scuola specializzata medico-tecnica di Locarno. La serata, troppo breve per un tema così ricco e stimolante, si è conclusa con una parte pratica dedicata al riconoscimento di piante fresche e al confronto con dei campioni d’erbario. Quali differenze intercorrono tra Carex demissa e C. lepidocarpa, oppure tra Luzula nivea e L. luzuloides? Specie come Carex pairae, C. vesicaria e C. remota hanno offerto lo spunto per esercitare caratteri fondamentali per l’identificazione.
In 6 giugno, nonostante il meteo incerto, un affiatato e motivato gruppo di dieci partecipanti, molti dei quali già presenti alla serata teorica del giorno precedente, ha preso parte con entusiasmo all’escursione tra San Bernardino e Pian San Giacomo, armato di ombrelli e lenti d’ingrandimento. Nel corso della giornata sono state osservate circa 35 specie, tra cui le rare Scheuchzeria palustris e Carex lasiocarpa, entrambe inserite nella Lista Rossa. L’elenco completo sarebbe lungo, ma la varietà osservata è stata davvero notevole: da Blysmus compressus a Carex demissa, C. limosa, Trichophorum cespitosum, Eleocharis palustris agg., Eriophorum vaginatum, Luzula alpina e molte altre. A Pian San Giacomo, in un suggestivo ambiente umido lungo la Moesa, è stata inoltre rinvenuta Carex maritima, scoperta in modo del tutto inaspettato da Michele Jurietti: un piccolo imprevisto che si è trasformato in una delle osservazioni più memorabili della giornata, a dimostrazione che in natura le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Non solo specie graminoidi: tra le osservazioni più eleganti spicca anche Menyanthes trifoliata, con i suoi fiori bianchi finemente frangiati, insieme a due specie di Drosera, D. rotundifolia e D. anglica.
Nel complesso, sia la serata teorica sia l’escursione si sono rivelate esperienze ricche e formative, concluse sotto un cielo finalmente sereno.
Testo: Laura Torriani, Gilberto Parolo, Antonella Borsari e Matteo Gentilini